Sacra Sindone / 3

Gentile Michele Puglia, avrei preferito aver capito male, le assicuro,invece purtroppo ho capito benissimo. Secondo quanto solennemente dichiaratoil 13 aprile 1988 dal Cardinale Anastasio Ballestrero, allora arcivescovo diTorino e Custode Pontificio della Sacra Sindone, in base ai risultatiottenuti dai tre laboratori (Oxford, Zurigo e Tucson) incaricatidell’esame del Sacro Lino, la Sindone sarebbe stata da quel momentodeclassata (lasciamo stare "latinorum" e mistica ortodossa, diciamo pane alpane) a dipinto, eseguito nel Medioevo. Da quel momento in poi, in effetti,la più importante reliquia della Cristianità ha iniziato ad esseredefinita “icona” dalla Chiesa, come abbiamo sentito anche dalle paroledel Sommo Pontefice. L'intento dell’autore della Sindone sarebbe inequivocabilmente statoquello di “spacciare” la sua opera come il sudario che aveva veramenteavvolto Cristo. Se non ci fosse stata l’intenzione – mistificatoria –di farla sembrare reliquia, questa “icona” sarebbe stata prodottarispettando modalità canoniche, ovvero con esecuzione su tavola o suparete, con un'immagine chiara e nitida (non fronte-retro!), soprattuttosenza quegli studiati – e incredibilmente ben eseguiti – artifici capacidi ingannare tutti, fin dal primo momento, riguardo la sua origine. Ciò che si è fatto dunque, dopo aver conferito autorità di insindacabilegiudizio a tecnici di cultura dichiaratamente atea, è stato toglierel’elemento di autenticità pretendendo di lasciare ugualmente un “certovalore” a questo oggetto che come ripeto era, e doveva rimanere, laReliquia più sacra ed importante della Cristianità. Una Reliquiafondamentale ed unica per il suo valore di testimonianza concreta di unfatto storico realmente avvenuto.